A Bolzano è andata in scena la 93esima edizione della suggestiva Mostra dei Vini 

Circa 1.500 visitatori hanno animato, nella prima metà di marzo, le incantevoli sale di Castel Mareccio.
Un appuntamento che ogni anno si ripete per offrire al pubblico di appassionati il meglio dell’enologia altoatesina.
Giornate intense volte alla conoscenza di un territorio vocato alla produzione di vini e dedicate a chi ogni giorno, con il costante lavoro nei campi e in cantina, porta nei nostri calici il meglio che la natura e l’uomo sanno offrirci.

La mostra non ha deluso le aspettative in quanto a partecipazione di pubblico.
Una 93ma edizione che ha strizzato l’occhio alla longevità dei vini prodotti con uve che hanno avuto come culla le pendici dei rilievi alpini.
Grande freschezza, superba acidità e straordinari profumi, questo è il ricco bagaglio dei vini altoatesini.
Anche quest’anno le aspettative della Mostra, giunta alla sua 93sima edizione, non sono andate deluse.
Entusiasta  Werner Waldboth, direttore marketing del Consorzio Vini Alto Adige:
“I numeri ci danno ragione, la Mostra Vini di Bolzano è un appuntamento molto apprezzato.
Il nuovo format che mette in evidenza le grandi potenzialità di invecchiamento dei vini altoatesini si è dimostrato vincente e ben identifica una delle loro peculiarità. Un aspetto che affascina sia gli esperti di settore che gli amanti del vino”.
Incontri, seminari e degustazioni di varie annate, il vino dell’Alto Adige ha così trovato nelle giornate a Castel Mareccio una sua connotazione ben precisa. Un vino che si pone ai vertici dell’eccellenza nazionale e internazionale per caratteristiche organolettiche e storia enologica.

Vini eleganti ed equilibrati per un popolo che ha meravigliosamente cesellato le montagne, asservendole con religioso rispetto alla piacevole schiavitù della vite.
Schiava è anche un vitigno, non tra i più nobili nel panorama enologico, ma che alla Mostra dei vini di Bolzano, si è esaltato nell’etichetta Gschleier alte Reben della Cantina Girlan, in cinque annate, la prima del 1983.
Il Pinot Nero, indiscusso protagonista mondiale nel panorama dei vitigni a bacca rossa, nella versione di Hofstaetter, ha incantato nella verticale dal 2001 al 2007.
Anche il Cabernet Sauvignon si è adattato benissimo al territorio altoatesino, come dimostra il Freienfeld della Cantina Cortaccia.
Lo stesso per lo Chardonnay che con le 4 annate di Elena Walch, ha dato il meglio di sè.
Ancora una volta la Schiava, in uvaggio con una piccola percentuale di Lagrein, per un vino, quello del Santa Maddalena Classico Premstallerhof della Tenuta Hans Rottensteiner, davvero straordinario.

Chiudiamo con il grande padrone di casa, il Lagrein etichetta Urban della cantina Tramin, ben cinque annate per un vino longevo, profumato ed elegante che ad ogni sorso sa raccontare la sua personale storia e quella del territorio altoatesino.

foto:  “EOS/Alex Moling”

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