Agricoltura tradizionale o biologica. Quali differenze?

Quanto lavoro si nasconde dietro un vino proveniente da agricoltura biologica? E che differenze ci sono con l’agricoltura di tipo tradizionale? Lo abbiamo chiesto a Nicola Di Ciano (nella foto), agronomo, enologo e presidente Cotevi (Consorzio Tecnici Viticoli Abruzzo).

«Mi piace utilizzare questo parallelismo automobilistico: se coltivare in modo tradizionale significa guidare un’auto comune, coltivare con il metodo biologico significa riuscire a guidare una Ferrari. Le grandi prestazioni, però, devono essere controllate da un pilota capace».  

In che senso?

«Dal momento che non si hanno possibilità di recupero, bisogna mettere in campo più conoscenze e applicare un maggior numero di tecniche agronomiche. Nel biologico possiamo utilizzare solo sostanze di natura organica, ciò significa che è necessario preparare la vite al metodo di coltivazione biologica, e quindi non spingere con le concimazioni per non avere uno squilibrio vegeto-produttivo».

Qual è il primo passo da fare?

«La prima forma di difesa è la giusta nutrizione. Quindi per prima cosa dobbiamo nutrire nel modo giusto il vigneto affinché raggiunga autonomamente un certo equilibrio. È importante poi prestare attenzione alla fase fenologica e alle condizioni climatiche al fine di anticipare le piogge infettanti e coprire in tempo i nostri vigneti utilizzando rame e zolfo. Questo passaggio è fondamentale quando si lavora in biologico, perchè se la pioggia è molto intensa e dilavante è necessario agire tempestivamente per proteggere i vigneti. Fortunatamente oggi la tecnologia ci aiuta con formulati di rame che ci permettono di ridurre i dosaggi ad ettaro per rientrare nei limiti imposti dal disciplinare di produzione biologica».

Dunque il tempismo è fondamentale…

«Assolutamente si, ma non basta. Va accompagnato da un’attenta gestione del suolo e per ultimo, ma non per importanza, dalla gestione del verde. Un passaggio importante è quello della sfogliatura precoce come, ad esempio, la sfogliatura in prefioritura e la potatura verde, che comprende la scacchiatura e la pulizia delle foglie intorno alla fase produttiva per permettere ai grappoli di asciugarsi prima e non avere un ristagno di umidità che contribuisce la proliferazione dei funghi».

L’intervista completa a Nicola Di Ciano è disponibile qui: Wine stars cantine Lampato

 

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