All’inizio era solo Champagne

Parlando di vini spumanti, nell’immaginario collettivo era davvero così. Poi arrivò il prosecco, poi fu la volta del Franciacorta, che purtroppo per molti è solo un “Prosecco” che costa di più. Qualcuno più tardi ha scoperto che si produceva spumante anche in Spagna ed è quindi arrivato il Cava. Successivamente tutta l’Italia ha iniziato a produrre discreti vini spumanti e come al solito il pubblico continua a chiamarli “Prosecco”.
C’è più di un fantasma da scacciare, il primo è senza dubbio quello che per fare una bella figura a tavola, non è necessario presentarsi con una bottiglia di Champagne, ma la si può fare tranquillamente facendo trovare ai nostri ospiti una bella bottiglia di Cava spagnolo, di Franciacorta o meglio ancora di un’eccellente bottiglia di spumante italiano, valdostano o siciliano che sia. Secondo fantasma da esorcizzare immediatamente, è l’uso scorretto della parola “Prosecco”, che erroneamente si utilizza per indicare un vino spumante. Nulla di più sbagliato, visto che il Prosecco è soltanto una tipologia ben distinta di vino, ottenuto con la fermentazione dell’omonimo vitigno, chiamato anche Glera. Per carità, omaggio al Prosecco che ha diffuso nel mondo un prodotto di qualità portandosi dietro la bandiera tricolore ed un inchino al nome che ha più di 400 anni, ma per etica enologica, è doveroso fare questo distinguo. Ogni vino spumante ha un nome, una zona di produzione ben definita ed è prodotto con uve diverse, quindi va chiamato nel modo appropriato e non va assolutamente confuso con il Prosecco.
Torniamo un attimo allo Champagne. Il suo consumo scende un po’ dappertutto, compreso in Francia, dove sempre più spesso i consumatori francesi prima affezionati a questo prodotto, ora preferiscono sia il Cava, che gli spumanti italiani. Questa tendenza, grazie sicuramente alla crisi, permette di varcare i confini, quasi impenetrabili della Francia e farà sicuramente apprezzare i prodotti stranieri presso i consumatori transalpini. Gli spumanti esteri in Francia costano infatti almeno la metà se non a volte un terzo rispetto alla classica bollicina francese. Il Cava è consumato di più anche nella stessa Spagna, dopo una leggera flessione nel 2011. Nel 2006 furono importate in Italia circa 1.200.000 bottiglie di Cava, record imbattuto, giacché da allora c’è stata una costante discesa nelle vendite di questo prodotto. Crisi a parte, forse il fenomeno Cava in Italia, è stata solo una “moda” passeggera. Poi c’è da dirlo, noi italiani non siamo grandi consumatori di bollicine, i francesi ad esempio, ci superano di quasi tre volte. Gli spumanti italiani invece vivono una meravigliosa primavera. L’Italia, primo paese al mondo esportatore di spumante, ora può offrire al pubblico una gamma di vini spumanti, prodotti con i più disparati vitigni e in tutte le zone della penisola. Questo dato è fondamentale se si pensa che ogni vitigno porta con se un bagaglio aromatico differente e che, cambiando di latitudine, longitudine e altitudine, può offrire al mondo un infinito arcobaleno di piacevoli sensazioni. L’Italia ancora una volta è unica ed inarrivabile.

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