Cambiano i gusti dei consumatori cileni: ora preferiscono i vini più “leggeri”

 

Eh sì, oltre a non prevedere disputa, i gusti cambiano. Non frequentemente, ma capita. Ad esempio ultimamente è successo ai consumatori del Cile che, dopo anni di supremazia dei sapori robusti di vini corposi, ribaltano il mercato preferendo prodotti con minore contenuto alcolico. Se sia una tendenza momentanea o duratura è ancora prematuro saperlo, certo che il dibattito sta già infiammando il Paese andino che si divide tra sostenitori e scettici.

La querelle è partita da un articolo pubblicato da Vitis Magazine, la più importante rivista dell’industria vitivinicola cilena, ripresa da  Il Corriere Vinicolo che con la prima ha un rapporto di collaborazione e reciproco scambio di contenuti.

Estraendo una sintesi dal sondaggio di Vitis Magazine, c’è dunque una nuova tendenza tra i consumatori cileni, nata come una moda passeggera eppure trasformatasi negli ultimi anni in un trend ben radicato, che li vede preferire i vini più leggeri e fruttati, con un minor tenore alcolico. Un gusto nuovo che fa traballare la supremazia dei grandi vini di successo che, a partire dagli anni ’90, erano rigorosamente corposi e robusti, sostenuti anche da critici enologici come Robert Parker. Oggi i prodotti con un profilo più acido e meno elaborato sembrano guadagnarsi sempre maggiore spazio sul mercato.

Ma la verità è che è stata la tendenza degli anni ‘90 a preferire i vini “pesanti” che aveva alterato una viticoltura che, prima, produceva prodotti con un tenore alcolico inferiore. Per fare un esempio: trent’anni fa il Cabernet Sauvignon della Maipo superava appena i 12 gradi alcolici. Le uve venivano raccolte in marzo, e arrivavano tutte insieme e nello stesso momento alla cantina, dove riempivano i giganteschi tini di legno rauli. Con l’assegnazione dei punteggi più alti che andava sempre ai vini più robusti, i produttori hanno iniziato a tirare al limite le loro viti, aspettando l’autunno pieno per vendemmiare, per poi ottenere vini molto densi e complessi, derivati da una lunga macerazione seguita alla fermentazione, caratterizzati da una profusione di note legnose.

E se è vero quello che l’enologo di Matetic Julio Bastias dice, che “La tendenza attuale è di produrre vini che non superino i 14 gradi alcolici”, vediamo che innovare oggi è un po’ come far rivivere il passato, anche se con tecniche e conoscenze moderne.

La definizione di “Vini freschi dell’anno” è stata coniata da un altro enologo,Juan Alejandro Jofré, che afferma “Tutto è cominciato come fenomeno di nicchia, ma ha preso rapidamente piede. I consumatori desiderano assolutamente un minor contenuto alcolico e, in generale, prodotti più salutari”.

Nell’articolo integrale, pubblicato anche sul numero 7 del Corriere Vinicolo, diversi interlocutori affrontano questo argomento, portando all’attenzione interessanti temi. Per esempio, la tecnica di osmosi inversa, che permette di abbassare il contenuto alcolico dei vini, anche se la maggior parte degli enologi sostiene che per avere vini più freschi, bisogna trovare il terroir giusto e avere tecniche di viticoltura appropriate, che smussano anche le difficoltà di un terroir non ottimale. Altri enologi, come Sven Bruchfeld, socio di Polkura, sostengono invece che la richiesta di vini meno alcolici sia solo temporanea, un ciclo del mercato vinicolo destinato ad esaurirsi. Mentre l’enologo di Maquis, Rodrigo Romero, fa notare come, al di là del contenuto alcolico, sia il giusto equilibrio tra tannini e acidità quello che distingue un buon vino. Come dimostrano svariati esempi di vini d’alta gamma e come ricordano i molti enologi intervistati in questo testo.

 

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