Canederli, un piatto talmente trasversale che forse patria non ha

Una preparazione così semplice, che sfrutta in maniera così piacevolmente “scontata” le poche cose che i contadini si trovavano in dispensa, che è naturale che la sua preparazione si sia diffusa in maniera omogenea e sistematica in tante parti del globo.
Sicuramente è un piatto tipico di alcune regioni italiane, quale la Lombardia (la Valtellina in particolare), il Trentino e l’Alto Adige, dove si chiamano Knödel o la Val D’Aosta con la variante dei canederli di ricotta dolce.
I nomi però si assomigliano troppo, per affermare che sia una ricetta italiana, infatti se si cambia nazione, il nome è identico anche in Austria e Germania (Knödel), mentre si chiamano Knedel o knedl se ci si sposta verso nord o verso est nei balcani.
In Norvegia una preparazione pressoché identica si chiama Raspeballer, mentre in Svezia ha il nome di Kroppkakor fatto di patate, con una variante, il Pitepalt, composto da patate ed orzo ed un ripieno di carne o di formaggio.
Normalmente l’impasto è fatto con la mollica di pane o il pane raffermo messo nell’acqua, speck, formaggio, spinaci, altre verdure, erbette, a volte uova, farina e latte.
Solitamente i Canederli sono serviti da soli affogati in un brodo di carne, ma in alcune varianti come ad esempio in Norvegia e Svezia, sono accompagnati da verdure, tagli di carne, wurstel, polenta, purè, marmellata di mirtilli e così via.
Un piatto completo che cambia man mano che ci si sposta, ma che somiglia sempre a se stesso ed al profondo significato antropologico che rappresenta: il riunire in una sola entità, elementi che da soli non avrebbero prodotto nulla di consistente e di forte, un po’ come l’unione e la comunione delle famiglie contadine dalle quali nasce questa ricetta così profondamente umana.

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