Esclusiva: intervista al presidente Ais, Antonello Maietta

Un’associazione sempre più aperta ai giovani e alle donne, orientata ad una comunicazione snella ed efficace e proiettata verso una maggiore attenzione al profilo sociale del vino. Antonello Maietta, al suo secondo mandato da presidente nazionale dell’Associazione Italiana Sommelier, si racconta al telefono di Winechannel.

Presidente nazionale Ais: un ruolo complicato, una grande responsabilità. Cosa si nasconde dietro una rielezione?

Il fascino di guidare un’associazione ormai radicata nel territorio italiano e all’estero. Anzi, la più grande associazione di professionisti del vino del mondo con oltre trentamila associati, dunque: il piacere di rappresentarli.

E’ vero che sotto il profilo della sommellerie siamo un faro, un punto di riferimento mondiale?

Siamo un punto di riferimento soprattutto sullo stile italiano della comunicazione del vino, diverso dagli altri Paesi e anche da quello francese, che punta molto sull’eleganza del servizio. Lo stile italiano si concentra sull’abbinamento con il cibo e questo piace molto al resto del mondo.

Ha raggiunto tanti successi, c’è una medaglia che vuole appendersi alla divisa? Qualcosa a cui teneva e che è riuscito a fare?

Sicuramente un mio motivo di orgoglio è aver portato all’interno dell’associazione molti giovani, perché il segmento in cui siamo cresciuti di più in quattro anni è proprio quello under 30. Soprattutto molte colleghe, sommelier donne che hanno portato un approccio di eleganza e di piacevolezza in un mondo che è sempre stato considerato prettamente maschile.

Come ha trovato quattro anni fa l’associazione italiana sommelier quando ne ha assunto il comando?

La criticità maggiore si è rivelata la comunicazione un po’ tropo ingessata. L’immagine del sommelier coincideva con questo professionista un po’ polveroso, vestito di scuro, che allontanava le persone dal bere. Siamo riusciti ad invertire questa tendenza e la comunicazione è rivolta ai professionisti del vino in maniera molto snella.

In questi ultimi mesi c’è stata una sorta di scissione…

Accade anche nelle migliori famiglie, che qualcuno decida di cambiare strada e di lasciare la casa paterna. Noi siamo contenti di essere riusciti a mantenere l’associazione unita e molto coesa.

Ultimamente c’è stato un parallelo tra champagne e spumanti italiani, come vede questo confronto tra i due?

Fino a qualche anno fa soffrivamo questa sudditanza psicologica nei confronti dei cugini francesi. E’ chiaro che la Francia ha un grande vantaggio in termini di storicità e di bottiglie. Lo champagne è un prodotto di nicchia, ma che produce circa 300 milioni di bottiglie l’anno. Lo spumante italiano, il metodo classico soprattutto, si ferma a 20 milioni di bottiglie. Però in ogni zona il bello è che riusciamo a dare originalità. In ogni area geografica del nostro Paese, grazie ai vitigni tradizionali e alle tecniche di spumantizzazione accurate, riusciamo a procurare questo elemento di gradevolezza che si coniuga con l’originalità. L’Italia è un paese che ha condizioni climatiche diverse da zona a zona e vitigni stratificati affascinanti con cui riusciamo a creare prodotti superbi.

Quali sono i progetti futuri?

Ci avviciniamo rapidamente ai 50 anni della nostra associazione. I progetti in cantiere dedicano grande attenzione al profilo sociale del mondo del vino e a quanto bene si può fare attraverso una bottiglia. Abbiamo vicino i produttori e le istituzioni e ci stiamo dedicando veramente a questo, a fare del bene al prossimo.

* intervista di Gianluca Marchesani

** testi raccolti da Valentina Tenaglia

 

Guarda l’intervista video

 

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