Il direttore dell’Arena di Verona, Maurizio Cattaneo, si aggiudica la 10^ edizione del Grappolo d’Oro Clivus

“Se dovessi paragonare il Soave ad un personaggio storico, sceglierei Marco Polo, perché è stato forse il primo vino a viaggiare nel mondo e mi auguro che questo paragone possa essere anche un viatico per penetrare nel mercato cinese”. Così Maurizio Cattaneo, direttore del quotidiano L’Arena e vincitore della decima edizione del premio Grappolo d’Oro Clivus, ha omaggiato il vino simbolo delle colline di Monteforte. “Attraverso il vino e la lirica possiamo portare in tutto il mondo il nome di Verona. Credo che questa sia un’importante chiave per il successo del nostro territorio”. La serata di gala si è svolta all’interno del Palazzo Vescovile di Monteforte d’Alpone, con la consegna del premio che da dieci anni Cantina di Monteforte, in collaborazione con il Gruppo Sportivo Valdalpone De Megni, assegna ai professionisti dell’informazione che meglio incarnano l’ideale sportivo della competizione ispirata ai principi di etica e lealtà.

“Un premio straordinario – ha commentato Cattaneo – che accetto per i nostri giornalisti e per un giornale che si è sempre confermato la “voce della gente”, per usare le parole che Indro Montanelli mi disse quando mi assunse a Il Giornale”. Intervistato dalla giornalista Lucia Vesentini, il direttore de L’Arena ha raccontato la sua esperienza alla guida del quotidiano scaligero, ma ha parlato anche di come sono nati i reportage da lui firmati in Africa e in Siria, in situazioni umanitarie drammatiche. Una serata, insomma, in cui sguardo locale e globale si sono mescolati come avviene regolarmente all’informazione dall’avvento del digitale. Rivoluzione che, a detta di Cattaneo, ha portato con sé anche numerosi rischi come le fake news e l’indicizzazione delle notizie da parte dei motori di ricerca, con appositi algoritmi che stabiliscono l’importanza di ogni notizia al posto delle redazioni. “Oggi c’è bisogno di un ritorno alla qualità dell’informazione. Servirebbe un marchio che certifichi la veridicità. Noi giornalisti dobbiamo essere dei certificatori dell’informazione, dell’attendibilità: dobbiamo offrire ai nostri lettori notizie vere e nella forma più corretta possibile. Il radicamento, anche nei paesi e nei piccoli comuni – ha poi proseguito Cattaneo – è la vera forza di ogni grande giornale orientato sempre più all’approfondimento e il cui scopo ultimo deve rimanere la crescita di tutto il territorio”.

Prima di Maurizio Cattaneo sono stati insigniti del premio Grappolo d’Oro Clivus: Donatella Scarnati, prima donna ad apparire stabilmente nei collegamenti della celebre trasmissione 90° minuto e nota giornalista sportiva (2018); Marino Bartoletti, volto storico del giornalismo sportivo italiano in Rai e Mediaset (2017); Maurizio Belpietro, giornalista oggi fondatore e direttore del quotidiano “La Verità” (2016); Domenico Quirico, giornalista ed inviato di guerra de “La Stampa” (2015); Andy Luotto, attore e conduttore televisivo (2014); Mario Giordano, giornalista Mediaset (2013); Massimo de’ Manzoni, vicedirettore vicario di “Libero” (2012); Gerardo Greco, volto storico di Rai e Mediaset (2011); Mauro Mazza, già direttore di Rai Uno (2010). Nomi di prestigio che, da dieci anni, Cantina di Monteforte accompagna sulle colline del Soave Classico, dando vita per l’occasione ad un vivace dibattito che spazia dalla cultura all’attualità. Nel corso di questa edizione è stata premiata inoltre la giornalista de L’Arena Paola Dalli Cani“ per l’impegno profuso nei suoi numerosi articoli giornalistici sulla Montefortiana”. Sono poi stati insigniti di una menzione d’onore ex aequo “per aver contribuito alla valorizzazione della Montefortiana” i giornalisti Gianni Biasetto de “Il Mattino”, Matteo Mohorovich di RAI 3, Nicola Baldin di “Sportinsieme”; le testate “L’altro Giornale” e “San Bonifacio Week; l’agenzia DNA Sport Consulting per le riprese televisive.

 

Il Premio Grappolo d’Oro Clivus è uno degli appuntamenti più attesi del panorama culturale veneto proprio in virtù dell’impegno di Cantina di Monteforte che, fondendo in un unico evento sport, cultura, amore per l’ambiente e vino di qualità, valorizza le eccellenze di un territorio al quale è profondamente legata.

La serata è stata poi suggellata da uno speciale brindisi con la nuova annata del Soave Classico Clivus, la referenza di punta dell’azienda, destinato solo all’alta ristorazione di qualità che quest’anno si è presentato con l’etichetta rinnovata nei colori, bianco, oro e verde, in omaggio al vino bianco Soave e alle sue verdi colline. “Nel lungo percorso di sviluppo di Cantina di Monteforte – ha commentato Massimino Stizzoli, presidente di Cantina di Monteforte – si inserisce il sostegno alle iniziative locali, in primis la Montefortiana e il premio Grappolo d’Oro Clivus. Sono parte delle nostre origini e pur in un contesto economico di massima competizione, non possiamo venir meno al supporto del nostro territorio e delle sue attività. Il premio Clivus, in particolare, accomuna i valori del mondo del vino, della cultura e dello sport, a cui siamo profondamente legati, in un unico prestigioso evento”.

 

L’Azienda

Fondata nel 1952 da 80 vignaioli e posizionata nella zona del Soave Classico, Cantina di Monteforte conta 600 soci che vi conferiscono le uve migliori. I viticoltori con il loro lavoro difendono le proprie colline, consapevoli che da lì nasce la vera qualità. Oggi i soci coltivano circa 1.300 ettari di vigneti: il 30% della produzione totale di Soave Classico, il 10% della produzione di Soave Doc, il 5% della produzione totale di Lessini Durello, l’1% della produzione di Valpolicella Doc. Sono oltre 3 milioni le bottiglie prodotte all’anno: etichette apprezzate in Italia e all’estero, in particolare in Germania, Gran Bretagna e Paesi Scandinavi seguiti da Svizzera, Giappone, Stati Uniti.

 

Sport & colline: la Montefortiana

Sulle colline dove nasce il Soave Classico, si corre la celebre Montefortiana: la corsa podistica non competitiva organizzata dal Gruppo Sportivo Val d’Alpone De Megni, giunta quest’anno alla 44 a edizione. Gemellata con la Maratona di New York,di Tai Peie di Roma,ogni anno a gennaio richiama da tutto il mondo oltre 20.000 atleti che gareggiano tra i filari di garganega, il vitigno autoctono che dà vita al Soave.

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