La folle sfida delle bollicine

Hanno quasi pudore a definirla sfida, ma in fondo quella è stata a Loreto Aprutino, nel Pescarese, fra 3 champagne francesi e 3 spumanti abruzzesi, alla presenza di enologi delle rispettive fazioni. Sorvoliamo su chi ha vinto (era una lotta impari), quel che conta è l’ambizione di questa regione nel volersi misurare in qualcosa di molto più grande. Alla fine è stato premiato il coraggio. Ad esempio, l’enologo abruzzese Vittorio Festa ha spiegato. “Non parliamo di sfida, piuttosto è stato un confronto per capire a che punto eravamo con la nostra qualità. Loro (i francesi) partono da basi molto più importanti di materia prima, come Pinot Nero, che ha una grande struttura, e Chardonnay. Sulla prima ci siamo arresi subito di fronte a un imbottigliamento di 36 mesi, però sulle altre linee abbiamo retto abbastanza bene”.  Abbastanza compiaciuto anche Alessandro Bocchetti di Gambero Rosso. “Non avrebbe senso considerarla una sfida e su questo siamo tutti d’accordo. Da una parte c’è la storia dello champagne ricca di secoli a cui dobbiamo un grande rispetto, anche perché si tratta di vini modellati per il mercato inglese, figli di una ricetta studiata per renderli solidi e rinfrescare le tavole aristocratiche di tutta Europa, mentre dall’altra c’è una piccola cenerentola. Comunque mi piace sottolineare che anche questa innovazione abruzzese poggia i piedi su una storia, quella del Sud Chietino che da sempre fornisce delle basi spumanti ad aziende più blasonate del Nord”. La sfida si è giocata sul filo del metodo classico delle bollicine. L’Abruzzo ha voluto introdursi dietro questo canale iniziando con le tecniche di vinificazione e, successivamente, di spumantizzazione con tre varietà autoctone che hanno un loro perché.

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