Logico che sia Bio

In Italia cresce la superficie dedicata al biologico.

In una logica di risparmio energetico, di salvaguardia dell’ambiente e di benessere per il nostro organismo, l’agricoltura in genere e la viticoltura in particolare si convertono sempre di più al biologico. Nel caso del vino, il bio è anche appeal nei confronti del consumatore. Bere o regalare una bottiglia di vino proveniente da uve coltivate in biologico, vuol dire “farsi un favore ed essere alla moda”. Una moda intesa come consapevolezza dell’inquinamento, come una presa di coscienza che se non invertiamo la rotta, la parabola discendente del degrado ambientale, sarà sempre più verticale.

Coscienza nel consumatore, ma anche nel produttore. 67.000 ettari di vigneti in biologico, questo è il più recente dei dati sulla superficie del nostro terreno destinato a questa pratica, con una crescita rispetto all’anno precedente di ben 11.000 ettari, in controtendenza sulla superficie totale destinata ad uva, che in Italia quest’anno è scesa di 9.000 ettari (646.000 contro i 655.000 dell’anno prima). Il dato percentuale dell’impatto del bio sulla superficie totale è del 10%, un vero record, ma resta pur sempre il 90% del territorio vinicolo coltivato con il metodo tradizionale. Molto di quel 90% è già praticamente biologico, ma va solo certificato e qui partono le polemiche. Molti produttori infatti producono in biologico, ma non lo scrivono, per non pagare la certificazione. Già perché in una nazione dove praticamente nulla è gratuito, potersi fregiare del “bollino” biologico ha un prezzo. Chi non vuole pagare per un problema economico, chi perché non vuole avere in aziende carte su carte e soprattutto personaggi che puntualmente visitano l’azienda per i controlli di routine e chi infine per tutti e due i motivi, con un accento sulla polemica: “perché devo pagare chi mi controlla e certifica?”

La geografia del biologico in Italia è tutta spostata verso la Sicilia, che produce quasi il 40% del totale. Anche in rapporto alla superficie totale coltivata a vite, la Sicilia è prima con il 24%. Praticamente quasi la metà dell’uva biologica della nostra nazione proviene dall’isola ed un quarto della sua uva prodotta, rispetta i crismi del biologico.

Le altre regioni sono la Puglia con il 14% del totale bio in Italia, la Toscana con il 13 e via dicendo.

Di tutto rispetto la quota percentuale di bio rispetto al totale che fanno registrare le Marche e la Calabria, con rispettivamente il 22% ed il 20%.

In termini di produzione stiamo parlando di 5 milioni di quintali di uva da vino, che rappresentano il 7% del totale nazionale, che si aggira intorno ai 3,5 milioni di ettolitri.

Il vino prodotto con tali uve, sebbene stia riscuotendo sempre più successo tra i consumatori italiani, è destinato per la quasi totalità al mercato estero, da sempre sensibile al tema del rispetto della natura e quindi del Biologico.

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