MeGa, nuove Menzioni per Barolo e Barbaresco

Mappare il territorio delle langhe non è certo facile. In tanti hanno tentato di farlo, a partire dal lontano 1879 quando a provarci fu il volenteroso geometra Lorenzo Fantini.
Nei primi anni del 900 fu la volta di Domizio Cavazza, che iniziò un lungo e continuo frazionamento con conseguente mappatura dei poderi. Poi toccò a Renato Ratti, durante gli anni Settanta.  Negli ultimi anni, Slow Food ha azzardato l’individuazione e poi la successiva catalogazione di tutti i vigneti posti in una langa particolarmente vocata alla coltivazione di Barolo e Barbaresco. L’utilizzo dei nomi per indicare i “cru” esiste da tempo, ma solo da pochissimo è stata disciplinata l’opportunità di inserire in etichetta i nomi geografici di frazioni, comuni o zone amministrative ben definite all’interno dell’area di produzione delle Docg.
Stiamo parlando delle “MeGa”, Menzioni Geografiche Aggiuntive, grazie alle quali il nome che si scriverà in etichetta avrà finalmente un valore legale, posto a baluardo di qualsiasi forma di frode, fungendo da volano per la singola zona e per tutta l’area geografica.
In seno alle MeGa sono nate anche le App “Barolo Official Map” e “Barbaresco Official Map” che contengono le cartografie dedicate. Oggi, quindi, con qualsiasi palmare, da ogni parte del mondo e con la bottiglia in mano, sarà possibile risalire alla zona di produzione e al singolo vigneto dai quali proviene l’uva che ha prodotto quel vino. Un risultato importante che rende davvero interattivo un territorio che in questo modo riesce a dar voce ad ogni singolo appezzamento, unico per caratteristiche e storia.
Del Barolo abbiamo 181 MeGa, di cui 11 comunali: la più grande è Bricco San Pietro (Monforte) con 380 ettari e la più piccola è Bricco Rocche (Castiglione Falletto) con 1,4 ettari.
Il Barbaresco segue con 66 Mega: Canova è la più grande con 158 ettari e Rabaja Bas la più piccola con 1,8 ettari.
In totale le aziende vitivinicole associate sono 497 per complessivi 10.000 ettari. Le bottiglie prodotte 60 milioni e 10 le denominazioni tutelate (Barolo, Barbaresco, Dogliani, Dolcetto di Diano d’Alba, Barbera d’Alba, Langhe, Dolcetto d’Alba, Nebbiolo d’Alba, Verduno Pelaverga, Roero). Un luogo che in questo modo diventa più visibile e più visitabile, grazie all’intuizione e all’impegno di un intero territorio.

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