Non solo un vino può sapere di tappo

Purtroppo bisogna sapere di tappo per rendersi conto dell’enorme spreco di vino che c’è ogni anno, per causa del TCA, il tricloroanisolo, responsabile del sentore di tappo, che decreta l’inevitabile fine di un vino ed il suo svuotamento nei lavandini di tutto il mondo. Un gran peccato se si pensa che parliamo di circa 1 milione di bottiglie al giorno e quindi circa 360 milioni ogni anno su di una produzione di 12 miliardi di bottiglie chiuse con il tappo di sughero tradizionale. La poesia impone un sacrificio, la storia del turacciolo, la sua naturale bellezza, il suo ricondurre poetico alla fatica dell’uomo ed al suo sigillarlo in maniera naturale, fa però scempio di buon vino in tutto il mondo. Un male necessario? Non sta a noi dirlo, ma ai produttori che si affidano al sughero per svariati motivi, non ultimo quello al quale facevamo accenno, cioè alla poesia che c’è dietro lo stappare una bottiglia chiusa con il tappo tradizionale. Esistono tante varianti, dai tradizionali tappi a vite, raramente usati per i vini, ai tappi a corona, passando per i tappi volgarmente detti in “silicone” che poco hanno di silicone. Di male in peggio sembrerebbe, ma effettivamente il risultato si vedrebbe, se tutte le bottiglie fossero chiuse utilizzando questi ultimi sistemi di chiusura. Alcuni storcerebbero il naso, molti inorridirebbero, ma tutti berrebbero un vino perfetto. A giovarne sarebbero sia i portafogli di coloro i quali acquistano una bottiglia “sicura” e poi l’ambiente che non vedrebbe buttato negli scarichi centinai di milioni di litri di vino, prodotti utilizzando tanta energia, tanti soldi e producendo tanto inquinamento. Potremmo fare un calcolo di quanta contaminazione dell’aria produca un trattore che lavora il terreno per produrre il vino cestinato, quanta carta per le etichette, quanta energia elettrica e qualcuno si è pure cimentato nel fare i calcoli su quanta acqua si sprechi per produrre tanto vino: 550.000.000.000 di litri. Sono numeri da capogiro, ma che comunque devono portarci ad una riflessione.

Notizia recentissima un brevetto tutto italiano dopo studi condotti da una università italiana ed una azienda del settore per decontaminare il sughero da ogni fungo o batterio responsabile delle varie contaminazioni sul vino. Se fosse così, la virata attuale verso soluzioni di chiusura alternativa, tornerebbe verso la scelta del tradizionale turacciolo in sughero naturale.

Le aziende che producono chiusure alternative sono molto attente alla scelta dei materiali e stanno cercando continuamente nuove soluzioni per produrre tappi perfetti, sempre più simili al sughero, completamente artificiali e sempre più biocompatibili e riciclabili. Tappi che siano porosi e lascino respirare il vino proprio come quelli tradizionali, insomma dei tappi politically correct.

Una vecchia pubblicità recitava uno slogan efficace come pochi, che diceva pressappoco così: non sa di plastica, non sa di carta, non sa di metallo e non sa nemmeno di vetro, il vetro! Per dire che in qualsiasi contenitore si metterà qualcosa, quel qualcosa saprà di quel contenitore. Ecco perché la scelta di mettere le bevande e gli alimenti nel vetro, sono davvero una garanzia. Alcune aziende addirittura hanno fatto anche dei tappi in vetro. Ora sta alla tecnologia costruire un tappo che sia come il sughero, o almeno che gli somigli tantissimo e che sia neutro come il vetro della bottiglia. Insomma finalmente un tappo che non sappia mai di tappo.

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