Pianeta vino e mondo della finanza: qua la mano

Due aziende vitivinicole profondamente diverse tra loro, l’Italian Wine Brands e la Masi Agricola, vengono quotate in borsa. Una vera sorpresa, l’asse del mondo che cambia inclinazione, una finestra su scenari futuri inimmaginabili fino a qualche tempo fa. “La finanza è un mezzo, non un fine” ha motivato la scelta di Sandro Boscaini,  presidente della prestigiosa etichetta Masi, produttrice di uno dei vini nobili italiani, l’Amarone della Valpolicella, in una bella intervista rilasciata al Corriere Vinicolo in cui si smonta il luogo comune con cui si tendeva a spiegare il disinteresse degli investitori di capitale per il settore vitivinicolo. “Non possiamo continuare a vedere Borsa e vino come diavolo e acqua santa – la riflessione di Boscaini – piuttosto sono due fattori di produzione in un settore che ne ha estremamente bisogno e devono andare a braccetto”. Fino a ieri le tradizioni grande cantine italiane, per lo più guidate dalla stessa famiglia da generazioni e generazioni, guardavano con scetticismo a questo binomio, ma nella storia c’è sempre un pioniere. Anzi due (in realtà sarebbero tre), visto che alla Masi si è affiancata la nuova società Italian Wine Brands (Iwb), con cui Giordano Vini e Provinco Italia si sono già quotate a Piazza Affari. Due precursori che ragionano all’unisono pur esprimendo realtà agli antipodi. Da un lato la Masi Agricola, un classico della conduzione a livello familiare, con vigneti di proprietà o in gestione e vini di alta qualità soggetti ad invecchiamento. Dall’altro Iwb, senza terreni ad appesantire i bilanci, e con produzione varia e competitiva a livello di prezzi. Distanti tra loro anche per fatturati (60 milioni di euro per Masi, 140 milioni di euro per Iwb), così come il numero di bottiglie prodotte (12 milioni per Masi, 44 milioni per Iwb). Con una quantità di azioni rese disponibili per il mercato assai differente: il 25% per Masi, il 60% per Iwb. Insomma, gemelli diversi, ma con la stessa creatività.

 

 

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