Prosecco alla spina, nel bene o nel male, purché se ne versi

Probabilmente i produttori di birra sono stati i primi a storcere il naso quando in piena epoca vittoriana qualcuno ha iniziato a sostituire il classico metodo di mescita della birra, cioè per caduta dal rubinetto sistemato nella parte bassa del barile oppure sul fondo, se il barile stesso era sdraiato sul fianco, con la spillatrice che usiamo anche ai giorni nostri. Spillatrici che hanno permesso di servire la birra ad una temperatura più fredda, rispetto ai barili con all’interno la bevanda a temperatura ambiente. Tanta strada è stata fatta nell’evoluzione delle macchine per spillare la birra, da quelle degli inizi, solo ad anidride carbonica, fino a quelle moderne a miscela di gas. Infatti grazie all’introduzione da parte di Arthur Guinness della mescola di anidride carbonica, utilizzata per mantenere la gassosità e di un gas meno solubile, l’azoto, che non si sommava alla sostanza gassosa iniziale, ma veniva impiegata solo per mantenere la pressione all’interno del circuito, la birra arrivava al bicchiere, fresca e alla giusta concentrazione di gas.
Gli scettici quindi, sin dall’inizio hanno capito che comunque era il modo migliore per servire la birra.
Forse le novità vanno storicizzate, affinché siano assimilate dai più, senza grandi traumi. Sarà così per il Prosecco?
Intanto il danno è stato fatto e notevole è stato il clamore quando è arrivata notizia, grazie anche alle foto su Facebook, che qualche titolare di pub britannici ha iniziato a servire il Prosecco alla spina come una tradizionale birra. I consorzi di tutela del Prosecco sono insorti com’è giusto che sia, anche se nel regno unito la spillatrice, essendo l’assoluta protagonista delle serate alcoliche dei cittadini d’oltremanica, non desta scalpore se usata per la mescita di altre bevande. Sta di fatto che per consuetudine e per legge, il Prosecco non può assolutamente essere servito in nessun altro modo che non sia tramite la stappamento della bottiglia, con regolare fascetta del consorzio e successiva mescita nel bicchiere. Le domande che sorgono spontanee sono: Cosa realmente stanno servendo i pub inglesi? Ammesso che sia tale, chi ha fornito loro il Prosecco incriminato? Esistono per caso in commercio, come per la birra, fusti di Prosecco? Magari stiamo parlando di un generico vino frizzante, chiamato strategicamente Prosecco solo per vendere di più. Un cittadino inglese può anche accettare di bere un vino spumante spillato come una normale birra, ma è altrettanto vero che un prodotto, dopo che si è conquistato un posto nell’Olimpo dell’enologia, non può diventare lo zimbello di tutti per via della mescita inusuale e comunque ridicola per un vino spumante. L’unione europea a questo punto deve pronunciarsi in merito, anche se esiste un disciplinare chiaro e restrittivo che comunque già condanna questo genere di azioni. Parliamo di frode in commercio, questo è certo. E’ altrettanto vero che per ora è un’ottima pubblicità per il nostro Prosecco, infatti, prima degli sviluppi ulteriori, molto se ne sta parlando e tanto se ne sta versando nei calici dei sudditi di sua Maestà.

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