Quale futuro per il nettare di Bacco?

Il mondo del vino sta cambiando e sorge naturale porsi di fronte a una domanda che apre a una profonda riflessione: quale futuro per  nettare di Bacco?  Su questo tema intendo lanciare un messaggio a tutti i vignaioli italiani!
Per prima cosa vorrei che venissero banditi alcuni falsi miti e, a fronte di questo, fuoriuscissero altresì delle certezze. La prima è che dovremo convivere sempre più con l’abbassamento dei consumi del vino; sono cambiate le abitudini alimentari sia in cucina sia nel calice! Questo e’ dovuto ad un alleggerimento dei sapori ed è anche variato il “concetto strutturale” del vino, non più visto come fonte di energia, ma come desiderio di uno stile di beva e di vita sempre più snello e decisamente light. Certamente, il vino è legato ai momenti belli della vita e per questo non va issato  su di un piedistallo e non vanno alzati steccati nemmeno da parte degli esperti che non devono impaurire il neofita, va usato  un linguaggio scorrevole e mai troppo tecnico.
Di certo il vino va riportato sulle tavole, perché la cultura italiana vuole il vino accanto al cibo. Il produttore deve fare vini bevibili e la produzione va pensata in funzione delle vendite.
Nelle Marche e’ arrivato il momento del grande salto; laddove il passaggio generazionale delle famiglie del vino e’ stato più indolore rispetto ad altre regioni, oggi  sono moltissimi i giovani e molte le donne a guidare le nuove strategie di cantina. Tutti insieme dobbiamo tornare a far bere il vino e non solo a degustarlo, deve diventare “figo” uscire con gli amici e stappare una bottiglia servendo sempre prima le ragazze, deve diventare una perla di cultura abbinare un corretto vino ad un piatto preparato dalla moglie o dalla fidanzata. Nell’aperitivo al bar poi, voglio un vino vivo, servito nel giusto calice, accompagnato non da patatine o noccioline, ma  da  un pane cotto nel forno a legna assieme ad una caciottina fresca o un ciauscolo.
Se in Italia il vino si beve soprattutto pasteggiando, non credo e non ho mai creduto (e qui sfatiamo) che i malaugurati incidenti del sabato sera, o alle quattro di mattina, siano da ascrivere al consumo del vino, poiché in quasi tutti i locali da ballo il vino vero forse nemmeno c’è. Ai produttori italiani dico che la biodiversità dei  vitigni è ancora oggi il nostro patrimonio più grande; dico loro di amare i propri vini in maniera vera, ma anche con spirito critico, confrontandosi con i colleghi e assaggiando i prodotti della “concorrenza”. E porsi davanti ad un vino sempre con un parere oggettivo.
Trasformiamoci, ragazzi, in “narratori del gusto e dell’arte”, capaci di narrare i segreti del vino e dei territori che lo generano, dove in ogni vallata, in ogni lembo e in ogni crinale possiamo trovare una ricetta tipica, un prodotto della tradizione e un vino differente per estrazione e personalità. Dove accanto ai vigneti svetta un castello restaurato e dove si scorge un panorama mozzafiato con colline ben pettinate e soleggiate, dove il vino va percepito come una sensazione vitale che si trasforma in emozione pura, per regalare profonda passione a chi ci ascolta e degusta.
Prosit

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